Lundi 10 novembre 2008
Fenomeno che sta prendendo piede in tutta Italia a quanto pare.. !  Questa è una vera limitazione per la nostra qualità della vita!

Quoto in pieno questo articolo del 12/11/08 di Enrico Mingori (www.zerosette.it)

  Altro che cielo sempre più blu. Mentre la stagione autunnale ingiallisce le foglie e rabbuia le giornate, a colorarsi della tinta-puffo, a Parma, sono le strade. Proprio così: anche nella nostra città, come nel resto d'Italia, continuano ad estendersi a macchia d'olio le aree di sosta a pagamento delimitate dalle tanto odiate striscie di colore blu. L'ultima zona ad aver subito l'invasione dei parchimetri è il quartiere Pablo: dal 26 ottobre scorso le righe blu sono arrivate anche in Via Lanfranco, Boccaccio, Baratta, Barilli e Anselmi. Il parcheggio gratuito, a Parma, è ormai un miraggio. E il trend che svuota le tasche degli automobilisti è diffuso lungo tutto lo Stivale. Le associazioni dei consumatori attaccano i Comuni e spiegano che il problema di base sta nel vuoto legislativo, che lascia alle amministrazioni la possibilità di regolare come meglio credono il piano delle soste: con il risultato che, per fare cassa, si finisce col moltiplicare a dismisura i parcheggi a pagamento. A dire il vero una normativa pur vaga ci sarebbe. E la Cassazione, così come i giudici di pace di mezza Italia nel cancellare multe ad automobilisti non adempienti, l'ha ricordata più volte. Secondo l'art. 7 comma 8 del Cod. della Strada, "qualora il Comune assuma l'esercizio diretto del parcheggio con custodia o lo dia in concessione ovvero disponga l'installazione di dispositivi di controllo di durata della sosta (...)", su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze, deve riservare una adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta". Nella stessa zona, insomma, ci deve essere un rapporto proporzionale tra parcheggi a pagamento e gratuiti. "Tale obbligo - prosegue la norma - non sussiste per le zone definite a norma dell'art. 3 area pedonale e zona a traffico limitato, nonché per quelle definite A dall'art. 2 del decreto del Ministro dei lavori pubblici n. 144/1968 (...) e in altre zone di particolare rilevanza urbanistica, opportunamente individuate e delimitate dalla Giunta nelle quali sussistano particolari esigenze e condizioni particolari di traffico". Sulla base di questo enunciato, lo scorso 29 maggio, il Tar del Lazio ha bocciato le righe blu nel quartiere Ostiense di Roma, alzando un polverone che ha portato il Sindaco Alemanno a sospendere in toto, per qualche mese, i parcheggi a pagamento nella capitale. Secondo il tribunale, la delibera della giunta che aveva istituito il "pay for park" non chiariva la specifica ragione per cui la zona era stata definita "a particolare rilevanza urbanistica". E il punto è proprio qui: sul sito del Comune di Parma non vi è traccia di come siano definite le zone della città, ma le righe blu sono ormai dappertutto, e senza parcheggi gratis a bilanciare. Forse che viviamo in una città interamente a particolare rilevanza urbanistica?

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Dimanche 2 novembre 2008

Interessante? No direi, ILLUMINANTE servizio della Gabanelli sulla situazione delle centrali nucleari in Italia ma più in particolare sullo smaltimento (eh ?!!!) e costi dalla costruzione delle centrali ad oggi. Lo sapevamo come poteva essere ma non pensavamo che andasse così male!

In ehm.. sintesi :J

Per la cronaca le centrali vengono chiuso dopo il referendum del 1987.

CENTRALE DI CAORSO
In 10 anni hanno smaltito le scorie? NO. Nessuno s'è posto il problema di dove metterle e dopo 9 miliardi spesi sono ancora là.

CASACCIA (ROMA)
Costruita una barriera anti-terrorismo nel 2003. Per Legge è vietato fare foto all'esterno. Chiudiamo Google Maps? Oltre 100 fusti da mettere in sicurezza. C'è stata un'esplosione nel 2006 per problemi di "incompetenza" elettrica. Per MIRACOLO non c'è stato un disastro nucleare
. DOPO, per un anno e mezzo non è stato rimontato l'impianto anti-incendio e lì dormivano delle persone. NO COMMENT. Costo 9 miliardi di lire.

CENTRALE SITUATA SUGLI ARGINI DELLA DORA BALTEA
Rifiuti radioattivi liquidi sotterrati. Ogni tanto si allaga!! La piscina dove erano state messe in ammollo le barre hanno dovuto svuotarla perché c'erano delle perdite che andavano nelle falde. Contaminazioni al personale?! Dovrebbero essere zero. Dichiarate 20, un operatore rivela 100 in due anni. Motivi? Lavori fatti in fretta, gente non formata (ditte esterne).

PISCINA DI SALUGGIA
La centrale era nuova. Lo smantellamento della piscina ha richiesto 4 anni. Nessun oggetto deve entrare in contatto con l'area della piscina. Servono tuta e maschera antigas. In questa piscina sono state in ammollo per 40 anni le barre di uranio, 52. La domanda è: La Sogin è stata lenta o ci vogliono veramente 4 anni per uno smantellamento? Tanto paghiamo noi! Ma se spostiamo le barre di qui dove le portiamo?

AVOGADRO
L'unico posto dove non dovremmo, un impianto fatiscente. Denunciate costanti perdite, affitto di 1 milione all'anno. Pozzi civili contaminati e chiusi sotto costante monitoraggio Arpa. E a poche centinaia di metri l'acquedotto che rifornisce centinaia di comuni.

TRINO
2800 fusti radioattivi stoccati ma se ne aggiungeranno altri. Interventi fatti sott'acqua per smantellare il reattore. Alluvioni nel 1994 e nel 2000. Ovvia invasione di acque nei locali radioattivi.

Nel 2003 il Governo Berlusconi promette risarcimenti ai Comuni che hanno disagi di tipo radioattivo ma a Saluggia arriva solo il 30% dei fondi, al Monferrato NIENTE.

LATINA E SESSA AURONGA (GARIGLIANO)
L'impianto è stato chiuso per inadeguatezza prima del referendum. Motivo: RISCHIO SISMICO. Tutt'ora una parte rischia di caracollare sul reattore. In 30 anni solo il combustibile è stato portato in Inghilterra in "affitto". Costi: 1 miliardo e 600 milioni di euro. Ai manutentori della centrale: 2 milioni di euro l'anno. 60 ANNI di spese per 15 anni di lavoro. Scorie seppellite. La zona non esiste sulle carte, è ancora zona agricola, pertanto non si possono costruire nuovi depositi. L'impianto elettrico funziona parzialmente.

CENTRALE DI SABOTINO
Molto grande. Interrati 1200 m3 di rifiuti. Deve essere smontato il reattore. Qui veniva usata la grafite (brevetto inglese), che una volta attivata rimane radioattiva per migliaia di anni (come il combustibile del resto).

Per effettuare uno smantellamento sono coinvolti 5 o 6 Ministeri diversi. Migliaia di carte e niente di fatto.

MATERA - ITREC - TRISAIA
Interrato un intero impianto. Alla fine degli anni '60 il nostro Governo si accorda con gli USA per estrarre plutonio da 64 barre ma la centrale USA chiude e dobbiamo tenercele noi, nonostante le cause legali. Nel 1973 divengono quindi proprietà (palla al piede) italiana.

In sostanza: SI E' PARTITI COL NUCLEARE SENZA PROGRAMMARE NIENTE!

CASTELMAURO (Molise)
Rifiuti ospedalieri. 2000 fusti stivati in pieno centro storico. Da 30 anni la Regione e il Comune se ne lavano le mani, nessuno vuole pagare. Poi muore il proprietario del locale "temporaneo" (marameo) delle scorie e ora abbiamo un bel caso di ABBANDONO DI SCORIE RADIOATTIVE.

SOGIN: QUESTA SCONOSCIUTA...
Non vi preoccupate, vi arriva in bolletta (con l'Enel)

Dalla Finanziaria 2005 il Governo prende i soldi dalla Sogin. Ma dai, PRATICAMENTE DA NOI!! E intanto dal 1999 i dipendenti sono aumentati di 224 e sembra ormai un'azienda familiare!

Sempre coi nostri soldi il Governo è andato in Russia a smantellare i sottomarini nucleari. Spesi 300 mila euro.

E ORA CI VENGONO A PARLARE DI NUOVE CENTRALI? 10?!!!!!!!!



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Dimanche 2 novembre 2008
Consiglio di vedere questa intervista di Omar Petrini sulla globalizzazione e sulla cementificazione in Italia. Negli ultimi anni è stato cementificato l'equivalente di due delle nostre regioni.
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Jeudi 9 octobre 2008

Sul notiziario di informazione dell'Amministrazione Comunale di Fontevivo FONTEVIVO E DINTORNI n. 3 - settembre 2008

il Presidente del Comitato Fontevivo-Torchio-Fontane ha pubblicato il seguente monito per la costruzione della Via Emilia Bis:

Gli abitanti di Torchio-Fontane sono molto sensibili alle tematiche ambientali e alla salvaguardia del territorio prevalentemente agricolo e dei suoi prodotti: pomodoro da industria e dal famoso Parmigiano-Reggiano, che ci piace pensare - spulciando i documenti - sia la culla della prima forma. Ultimamente questo polmone verde potrebbe essere oggetto di forte interesse viabilistico per il passaggio della Via Emilia Bis: noi come comitato ci battiamo per il forte disagio che essa potrà creare anche a livello ambientale e speriamo che tale opera venga ripensata.

Dalla nostra parte c'è tutta la sensibilità della popolazione esposta.

Il documento segue con la richiesta di piste ciclabili per raggiungere Fontevivo (ma se è una zona agricola cosa ce ne facciamo delle piste ciclabili?!! Boh! ) , parco giochi.

Peccato che la frazione manchi ancora di lampioni. Vedi una delle Vie che si dipartono dalla pizzeria e quella che dalle vecchie scuole va verso la ferrovia. Qui c'è una curva pericolosa e ZERO lampioni. E poi mi parlano di sicurezza. BUIO PESTO c'è!!  Vogliono fare il parco giochi a meno di 50 metri da una via completamente buia!

E' sempre la solita storia: fanno le dovute opere solo dove abitano persone vicine all'ambito comunale e tralasciano le altre.

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Samedi 4 octobre 2008
Da eBay alle strade di Roma. I precari della ricerca, da ieri all'asta su internet per un centesimo di euro, gridano la rabbia di chi si sente espulso. All'improvviso, con un emendamento che li esclude da laboratori e progetti dopo anni - decenni - di lavoro incerto e sottopagato. Questa mattina in via Veneto erano migliaia: dipendenti di Isfol e Istituto superiore di sanità. Per chiedere al ministro del welfare Sacconi di ripensarci. È un muro contro muro. "Il loro modo per risolvere il problema dei precari è licenziarli", riferiscono i manifestanti che piegano gli striscioni e tornano al lavoro.

Marco, 40 anni e da otto all'Iss, è il simbolo della protesta. Parla con il cartello che porta al collo: "Figli di un genitore precario. I diritti di un precario sono anche i loro". Il broncio dei suoi tre bambini spiega più di ogni comunicato. "L'abbiamo saputo dal sito di Repubblica - racconta Marco - dalla storia di Valentina Benni, premiata da Brunetta ma messa fuori. Uno choc. Ho pensato: sono fuori anch'io. E ora come lo spiego ai miei figli?".

Si inizia con un progetto per un mese. Poi due mesi, sei mesi. Un anno. Tre anni. A seconda dei fondi. Il tempo passa. E zero concorsi. Ti specializzi, diventi indispensabile. "Un lavoro che amo perché unisce due passioni - continua Marco - l'informatica e i bisogni delle persone. Ricordo gli inizi, quando ero nel progetto di sperimentazione del vaccino anti-Aids. Tutte le mattine mi svegliavo pensando ai malati che non ce l'avevano fatta e a quelli che aspettavano di guarire".

L'unità informativa, nata anche grazie alle competenze e al lavoro di Marco, rischia di saltare. Sono tutti precari. E con loro anche i progetti aperti. Come quello sui farmaci contraffatti, un database a prova di hacker quasi pronto e realizzato in collaborazione con Aifa, carabinieri del Nas e ministero della Salute, per sconfiggere la piaga dei medicinali falsi spacciati su Internet senza controlli. Chi se ne occuperà? "Molti colleghi non hanno retto". Marco abbassa lo sguardo. "Sai quanti vanno dallo psicologo dopo dieci, venti anni di precariato? La gente pensa che la pubblica amministrazione sia un porto sicuro. E invece è solo l'utero di una matrigna. Ci sei ma non ti vuole. Una schizofrenia".

All'Istituto superiore della sanità i posti a rischio sono settecento: 400 con un contratto a progetto e 300 a tempo determinato. Quasi la metà del personale di ruolo. Biologi, medici, amministrativi di primissima qualità. Firmatari di progetti, autori di brevetti scientifici e articoli sulle riviste internazionali. Responsabilità e competenze che potrebbero scomparire e paralizzare l'intera attività dell'Istituto. Che vuol dire ricerca e controllo: alimenti, farmaci, ceppi influenzali, batteri, virus. "Ho colleghi anche di 50 anni con famiglia e mutuo. Fuori da qui come si riciclano? Cosa faranno? Cosa farò? Non siamo raccomandati, imbucati, infiltrati. La gente non capisce perché non sa. Abbiamo lavorato qui perché avevamo le competenze e servivamo. E ora?".

Francesca, 43 anni, tecnico di laboratorio è da record: 23 anni all'Iss in attesa di una "stabilizzazione". Quella garantita in modo graduale dalle ultime due leggi Finanziarie e per ora saltata. "Più di venti anni ad occuparmi di emergenze sanitarie e controlli di stato sui vaccini: morbillo, varicella". Francesca scorre i ricordi. "Ve la ricordate la chikungunya? La febbre mortale trasmessa da zanzare infette che fece qualche morto anche in Italia nell'estate 2007? Siamo stati noi a identificare e isolare il virus in 24 ore". Gli anni all'Istituto? "Bellissimi, ma un calvario. Nei primi tre ero a zero lire. Poi le parcelle. I co.co.co. E finalmente il tempo determinato. Fatto il concorso, speravo nella stabilizzazione. Niente. Non solo. Ora siamo fuori. È assurdo".

La sala Pocchiari dell'Iss è stracolma. Mai stata così. Un muro di persone che parte dal marciapiede di viale Regina Elena. Tutti in assemblea con i sindacati di base. Per decidere cosa fare. Qualcuno chiede spiegazioni. "Cosa succede se passa l'emendamento?". Intanto nei laboratori i camici bianchi lavorano con ampolle e vetrini. C'è l'australiana in arrivo, l'influenza di quest'anno. E poi il vaccino anti-Hiv: il progetto di sperimentazione va avanti ed è il fiore all'occhiello dell'Istituto. Il latte cinese con la melammina da testare. E la ricerca da proseguire.

Non molto lontano, in via Ardeatina altri ricercatori sono in assemblea permanente. Giovani e meno giovani angosciati. Fausta, 37 anni, è biologa dell'Inran (l'Istituto nazionale di ricerca per l'alimentazione e la nutrizione) e al settimo mese di gravidanza. Con un dottorato alle spalle e dodici anni di assegni di ricerca, co.co.co. e poi tempo determinato dopo il concorso. Un precariato lunghissimo e la speranza di essere "stabilizzata" presto. "Pensavo proprio di avercela fatta - si illumina - ero tra i primi 14 in graduatoria e sarei passata con la successiva tornata e invece niente. Stabilizzazione di fatto abrogata. Niente assunzione ma neanche tempo determinato, come ora. Completamente fuori. A casa. Con un bimbo in arrivo".

Qui all'Inran rischiano di saltare 80 posti. Cioè ottanta ricercatori precari. Quasi la metà dei dipendenti totali. E con loro i progetti già assegnati: nazionali, internazionali, comunitari. "Un Paese che spende in ricerca solo lo 0,67% del Pil - grida Fausta - e che sbatte fuori i suoi ricercatori dopo averli formati e specializzati che Paese è? Se fossi raccomandata e fannullona non sarei qui ancora dopo dodici anni a firmare progetti e fare scelte di vita senza un orizzonte di futuro. Che ne pensa Brunetta?".
(1 ottobre 2008)

fonte: Repubblica
Par Sonia - Publié dans : RICERCA
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Lundi 15 septembre 2008
Non so voi ma io da qualche mese sto rabbrividendo sentendo e leggendo certe notizie. Vi faccio una rapida carrellata:

Per risolvere il problema energetico c'è già l'alternativa: il nucleare
                                        
 alternata a
Abbiamo fatto i conti: con il nucleare risolviamo tutto

Costruiremo una centrale in ogni paese!

Sul giornale:

Italiani pentiti di aver votato contro il nucleare   

(???!!!) QUESTA è pura propaganda politica, io di quelli che han votato contro non ne ho sentito uno pentito, anzi, son tutti alquanto incavolati e preoccupati per questa faccenda e si chiedono TUTTI: ma noi non abbiamo già votato contro? E allora? La nostra voce non vale niente???!!! 


Altre cose si chiedono gli italiani, ma son bazzecole, cose da nulla...

Che 2+2 fa 4 e i conti tornano lo sappiamo anche noi, MA vi faccio, cari politici, 3 domandine facili facili:

1. Dopo l'esempio di Napoli vi sembra che in Italia ci si possa fidare a gestire e far gestire rifiuti di questo tipo?

2. Che fine fanno i rifiuti delle centrali nucleari? Sono materiali che si possono eliminare? Perché da quello che so il problema non è stato mai risolto e vengono incapsulati e restano lì, per ora a tempo indeterminato o vengono mandati nello spazio. Il costo dello stoccaggio è altissimo.

3. Sono sicure le centrali nucleari? Sì? Peccato che basti un nonnulla, una piccola perdita e siamo tutti FRITTI. La parola fritti non è casuale, il risultato sull'organismo, almeno esteriormente, della radioattività sembra quello dell'acido. Naturalmente deve essere una radioattività massima. 

Comunque, cari CONTABILI DA QUATTRO SOLDI, invece di RISOLVERE I PROBLEMI CREANDO PROBLEMI IRRISOLVIBILI, affidatevi a scienziati abili e trovate nuove soluzioni.

**

Posto qui un bell'articolo sullo stoccaggio di scorie radioattive:

Il costo per la conservazione e lo smaltimento definitivo del materiale radioattivo (la "messa in sicurezza")


Il costo per la conservazione delle scorie nucleari è enorme: secondo stime fatte nella seconda metà degli anni Novanta, solo per incapsulare e disporre in condizioni di sicurezza le scorie ad alto livello di radioattività, si dovranno spendere negli Stati uniti oltre 110 miliardi di dollari (al valore del 1996); in Canada, 9,7 miliardi; in Francia e Germania, rispettivamente oltre 7 e 5 miliardi.
La soluzione del problema non è facile, data l'opposizione delle popolazioni allo stoccaggio delle scorie radioattive sul proprio territorio. C'è chi propone un unico sito in cui stoccare tutte le scorie e chi, invece, propone di ripartirle in più siti. C'è anche chi propone di inviare le scorie più pericolose in qualche paese disponibile a tenerle, naturalmente dietro forte compenso. Tale ipotesi viene però respinta da altri, in base alla considerazione che ciò significherebbe esporre a rischio le popolazioni di questi paesi.
C'è inoltre da tener conto del fatto che lo "smaltimento" delle scorie radioattive è divenuto un lucroso affare per società senza scrupoli, che si occupano di esportare le scorie nei paesi più poveri senza le necessarie misure di sicurezza o di collocarle in contenitori che vengono gettati sul fondo del mare, con gravi conseguenze ambientali e sanitarie.
Il problema, ancora irrisolto ed economicamente molto oneroso, è dove conservare in condizioni di sicurezza la crescente quantità di scorie radioattive prodotte dagli impianti nucleari, che restano altamente pericolose per secoli e millenni.

Negli Stati uniti, è stato deciso nel febbraio 2002 di concentrare le scorie radioattive in un unico deposito sotterraneo, che sarà costruito sotto il Monte Yucca (Nevada meridionale, 160 km a nord-ovest di Las Vegas). Nei suoi tunnel saranno conservate, in oltre 11000 contenitori, 70000 tonnellate di scorie radioattive (63000 provenienti da centrali elettronucleari e 7000 da impianti nucleari militari).
Il costo e la complessità dell'operazione sono enormi. Solo per gli studi preliminari del terreno e il progetto sono stati spesi circa 7 miliardi di dollari; per la costruzione del deposito, si prevede una spesa di almeno 58 miliardi di dollari.
Si tratta poi di trasferirvi il materiale radioattivo, attualmente conservato in 131 depositi sotterranei distribuiti in 39 stati: per il trasporto occorreranno 4600 treni e autocarri che dovranno attraversare 44 stati.

I critici del progetto, soprattutto rappresentanti dello stato del Nevada e ambientalisti, sostengono che, quando il deposito sarà ultimato (con tutta probabilità dopo il 2010), si sarà accumulata, al ritmo di circa 2300 tonnellate all'anno, una quantità tale di scorie radioattive da richiedere la costruzione di un altro deposito. Sostengono inoltre che, in base a studi scientifici effettuati da commissioni non-governative, sarà impossibile impedire a lungo termine infiltrazioni di acque sotterranee nel deposito. [1]

La spesa per costruire [eventualmente] il bunker nucleare di Scanzano Jonico peserà sulla bolletta degli italiani per i prossimi 18 anni: si tratta di circa 100-110 euro per ogni utente, da pagare fino al 2021 attraverso un mini-prelievo sulle tariffe che servirà per finanziare la costruzione del deposito delle scorie ma anche i costi per il decommissioning e della messa in sicurezza delle quattro centrali chiuse nel 1987. In tutto sono pochi centesimi di euro (lo scorso anno [cioè nel 2002] erano 0,06 centesimi per kilowattora, ma la voce viene aggiornata periodicamente) al capitolo "Oneri generali di sistema".
Tradotto in cifre, significa circa 5-6 euro per ogni utente, che diventano oltre 100 euro al termine del periodo previsto dalla legge.

In realtà, questa sorta di "nuclear tax", gli italiani la stanno già pagando da due anni e precisamente dal maggio del 2001, quando un decreto del governo Amato ha previsto questo prelievo, quantificando in oltre 3,3 miliardi di euro al 2021 i costi per mettere in sicurezza gli 80 mila metri cubi di scorie frutto dell'attività nucleare: smantellamento delle centrali, combustibile irraggiato, rifiuti da industrie e ospedali
. Fra il 2001 e il 2021, dunque alla voce "uscita dal nucleare" andranno oltre 3,3 miliardi di euro. La stima potrebbe però lievitare, per effetto di lavori aggiuntivi in corso d'opera, costringendo l'Autorità dell'Energia -che decide le tariffe elettriche- ad aumentare il prelievo per la messa in sicurezza del nucleare. Secondo le prime stime, il deposito da realizzare nella miniera di sale di Scanzano, dovrebbe costare sui 500 milioni di euro. Ma alcuni esperti paventano un costo fino a 1-2 miliardi per eseguire i lavori, il trasporto di materiali pericolosi ma anche i test e gli studi per valutare l'idoneità del sito.

La "nuclear tax" versata attraverso le bollette, viene dalla Cassa Depositi e Prestiti "girata" alla Sogin, - la società ex Enel, oggi detenuta al 100% dal ministero dell'Economia - che deve gestire le operazioni di uscita dal nucleare. Sogin investe questi proventi in buoni del Tesoro, pronta a utilizzarli quanto serve. Secondo fonti del settore, oggi sarebbero già disponibili circa 700 milioni di euro. Fondi che servono anche per il trasporto delle scorie più pericolose in Gran Bretagna, a Sellafield, dove si trova uno dei pochissimi impianti al mondo in grado di eseguire le delicatissime operazioni di trattamento del combustibile irraggiato. In aprile ha preso il via una maxi-operazione di trasferimento che durerà più di un anno e costa, per il solo trasporto Oltremanica, 15 milioni di euro cui si aggiunge quello del riprocessamento del materiale radioattivo.

In realtà, il "conto" per l'addio al nucleare sulle tasche degli italiani è già pesato per una cifra colossale, più del doppio dei 3,3 miliardi previsti nel 2001 che verranno pagati fino al 2021. Dal 1989, infatti, sempre sulle bollette elettriche, sono stati prelevati oltre 7,6 milioni di euro (in cifre rivalutate al 2003 si tratta di circa 9 miliardi e 523 milioni di euro) come rimborso all' Enel ma anche ad altre società fra cui l'Ansaldo, per il danno subito con la decisione di abbandonare il nucleare dopo il referendum del 1987. Si tratta dei cosiddetti "oneri nucleari" per compensare gli investimenti fatti, le infrastrutture, le commesse, il costo del combustibile, le turbine, inutilizzati dopo la "defenestrazione" dell'atomo. Come dire che la breve stagione del nucleare made in Italy e' costata al paese -oltre a roventi e infinite polemiche- la cifra colossale di 11 miliardi di euro, poco meno della Finanziaria 2004

fonte
http://www.zonanucleare.com


Oppure quest'altro che parla dei tipi di scorie

Alta attività (scorie di 3° grado): il grado di radioattività elevato in queste scorie implica un lungo periodo di decadimento, fino a 100.000 anni. Le scorie di terza categoria sono, in particolar modo, le ceneri prodotte dalla combustione dell'uranio e gli oggetti vicini al reattore (es. pareti metalliche).

In tutto il mondo è stato identificato soltanto un sito "sicuro" per ospitare in profondità le scorie (deposito geologico) per migliaia di anni. Si trova in una zona desertica nel New Mexico (Usa) e ha richiesto oltre 25 anni di studio. Gli Usa hanno investito oltre 2,2 miliardi di dollari nello studio della sicurezza dei depositi geologico. Ciò nonostante ancora nulla sembra potersi affermare con certezza. Le scelte di localizzazione dei depositi di scorie sembrano più frutto della ragion di Stato che di processi condivisi con i cittadini del luogo.
Media attività (scorie di 2° grado)
Bassa attività (scorie di 1° grado)

Queste ultime due categorie hanno una vita radioattiva inferiore. Necessitano soltanto di poche centinaia di anni per decadere. Queste scorie provengono, in gran parte, dagli ospedali (es. residui della medicina nucleare).

I principali centri di stoccaggio europei sono:
Le Hague (Francia)
Sellafield (Gran Bretagna)
Oskarshamn (Svezia)
Olkiluoto (Finlandia)


Tutti i centri di stoccaggio europei hanno natura "temporanea" per rispondere al criterio di reversibilità delle scelte. Non conoscendo con precisione le conseguenze dello stoccaggio delle scorie radioattive nel tempo, si rende così possibile un loro futuro trasferimento in altri luoghi. Nel caso dei siti geologici questo non sarebbe possibile, i materiali ospitati in cavità sotteranee dovranno
restarci definitivamente anche nel caso in cui la scelta del sito si riveli sbagliata.

fonte
http://www.ecoage.it/energia-nucleare-scorie-nucleari.htm


CONCLUDENDO:

RAGAZZI, CI RENDIAMO CONTO IN RAZZA DI CASINO CI STIAMO CACCIANDO?
SE GLI ALTRI PAESI VOGLIONO LETTERALMENTE SEPPELLIRSI DI SCORIE RADIOATTIVE  NOI DOBBIAMO PROPRIO IMITARLI?
















Par Sonia - Publié dans : RISORSE ENERGETICHE
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Lundi 15 septembre 2008
Come tutti avrete visto recentemente stanno fiorendo numerose alternative più ecologiche alla nostra tradizionale macchina a benzina. Una di queste, di cui molto si è parlato, è l'auto ad idrogeno.

Qui trovate un sito che si occupa dell'argomento e che si è attivato per far approvare la proposta di legge di nuovi distributori in tal senso, oggi quasi completamente inesistenti. 

Firmate la petizione, male non fa.
Par Sonia - Publié dans : INQUINAMENTO
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Mardi 1 juillet 2008
Par Sonia - Publié dans : INQUINAMENTO
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Samedi 24 novembre 2007
TV : "Rebus" affronta le scie chimiche  

  Qualcuno in TV ha finalmente deciso di provare a rompere il muro del silenzio che circonda ormai da anni il fenomeno delle scie chimiche. Non è Mentana, non è Gabanelli, ma la piccola e coraggiosa Odeon TV, che per la serie “Rebus” ha programmato una doppia serata sull’argomento (venerdì 23 e 30 novembre), condotta da Maurizio Decollanz.
Par Sonia
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Mardi 13 novembre 2007

SCIE.jpg


Ragazzi... è già cosa vecchia, leggete qui
 
 
lunedì, 06 novembre 2006
Il Gazzettino parla delle scie chimiche
 
Riportiamo l'articolo sulle scie chimiche apparso sul Gazzettino
 
Un ingegnere elettronico segnala la presenza di scie misteriose che non possono essere attribuite ai soli voli degli aerei di linea
 
 
Cittadini preoccupati dal cielo "grigliato"
 
(A.V.) Scie bianche lasciate da decine di aerei che si intersecano sopra il cielo di Treviso? Linee e reticolati ad alta quota che si allargano trasformandosi lentamente in ammassi nuvolosi? Le segnalazioni giungono da qualche cittadino preoccupati da strane scie bianche che si sono formate ieri mattina sopra le teste dei trevigiani dopo il passaggio di numerosi aerei: "Se si guarda il cielo di Treviso questa mattina (ieri per chi legge) si vedono delle scie che fisicamente non possono esistere a quelle quote e con le attuali condizioni atmosferiche - spiega Giuliano Dal Forno, ingegnere elettronico - Non è acqua quella che spruzzano quegli aerei. A quelle quote e a quelle temperature i cristalli di ghiaccio sublimano. E poi nell'aria in questi giorni non c'è umidità per via di una corrente d'aria fredda che viene da Nord. Quegli aerei spruzzano qualcos'altro".
 
La preoccupazione e il sospetto che si possa trattare di sostanze pericolose aumentano con il continuo passaggio di aerei: "Nemmeno in guerra passano così tanti aerei. Solo oggi ne sono passati a decine sopra le nostre teste - continua l'ingegnere che come altri cittadini ha segnalato il caso - Non possono essere tutti aerei di linea. Sopra il cielo della nostra città c'è qualcosa che non va". Una mamma "preoccupata" si domanda che cosa possano essere quelle linee: "Questa mattina il cielo era serenissimo. Poi dalle 10 circa sono apparsi gli aerei e stanno facendo un grigliato preoccupante".
 
Un'altra cittadina alla preoccupazione per le strane linee geometriche, aggiunge il timore per l'assenza di rumore al passaggio degli aerei: "Da mesi ne passano tantissimi. Non ce ne accorgiamo perché non fanno rumore - spiega Emma Marcheggiano - Lasciano in cielo delle scie che si incrociano formando delle figure geometriche e che si intersecano ad angolo retto. Non si sente nessun rumore al passaggio degli aerei. Poi si vedono queste scie che si allargano fino a formare delle nuvole. Potrebbero essere sostanze inquinanti. Ho notato che fino all'anno scorso c'erano stormi di stornelli sopra il cielo della città. Quest'anno non sono più tornati".
 
Il fenomeno delle scie che formano reticolati è conosciuto su scala mondiale. Tanto che esiste da tempo un sito internet - http://www.sciechimiche.org - dove vengono segnalate i reticolati bianchi sospetti comparsi nei cieli di tutto il globo: "I primi che hanno cominciato a vedere queste linee che si incrociano in cielo sono stati gli abitanti di una piccola cittadina del Canada nel '98. Gli Stati Uniti sono tra i paesi più colpiti". Nel sito è anche stata proposta una petizione contro le scie chimiche: "Il punto è che le scie rilasciate da questi aerei non ancora identificati contengono sostanze nocive all'uomo - si legge nel sito - e soprattutto non sono ancora chiari i motivi per cui queste operazioni vengono effettuate. In altri paesi come il Canada molte persone si sono già mobilitate.
 
Gazettino Domenica 5 novembre 2006
 
 
Cosa sono le scie chimiche e come si presentano
 
Una breve presentazione di questo “fenomeno” indotto la potete trovare qui (documento Pdf di 35 pagine, richiede Adobe Reader) 



Par Sonia - Publié dans : INQUINAMENTO
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